Commento all’articolo Niente Iban nell’e-fattura per evitare il rischio di frodi. In «Fatture e corrispettivi» verifica su eventuali utilizzi indebiti della partita Iva NORME E TRIBUTI 23 Febbraio 2019 Il Sole 24 Ore
Perché le banche ci forniscono le key-code da digitare quando disponiamo un bonifico online? Per nostra tutela dicono loro… Falso! È solo per la loro tutela, solo loro! Infatti il giorno che vedremo che un nostro pagamento diretto al fornitore Franco Rossi spa, è finito nel conto di un losco figuro con cognome Greco in una banca di Cipro, la nostra banca ci dirà: “ma noi le abbiamo dato il key-code, e se lei lo ha smarrito o qualcuno è stato in grado di generare il codice da lì e disporre dal suo conto un bonifico verso altri a, noi non ne abbiamo colpa”. Le cose non stanno così. Loro ne hanno colpa. Quando parte un bonifico dalla banca A alla banca B, partono una serie di codici che consistono nell’operazione che stiamo facendo. Se immaginiamo che questi codici viaggino come un fascio di luce su di un cavo, possiamo immaginare che qualcuno possa intercettarli, prenderli a se, modificarli e rimetterli sul loro percorso ma con comandi modificati, ad esempio l’importo e la banca destinataria ed ecco fatta la frittata. Soluzione? La soluzione dovrebbe trovarla la banca nel proteggere quei dati che partono e vengono continuamente, ma costa troppo e scaricano la responsabilità sul cliente.
Questa è la storia dei bonifici rubati che mai nessuno vi tornerà a mano che non vi siano rimasti abbastanza soldi da prendere avvocati da guerra e fare causa alla banca.
Con le nuove e.fatture, può accadere qualcosa di simile. Sta volta il fascio di codici è la fattura elettronica non il bonifico. La e.fattura viene catturata dall’hacker di turno, che la prende, la apre, cambia il codice IBAN e ci mette quella del greco di cui sopra col conto a Cipro, il vostro cliente riceve la fattura con le coordinate bancaria cambiate, non controlla, e fa il bonifico lì. Fatta la seconda frittata. Allora qui le cose son due:
1) comunicare l’IBAN separatamente dalla e.fattura;
2) indicare ove più possibile (mail, la e.fattura stessa, comunicazioni od altro) quale sia il vostro IBAN corretto, sollecitando il pagatore (cliente) a verificare l’IBAN indicato nel bonifico che sta facendo.
Perché una volta che il cliente ha fatto il bonifico su un’IBAN che voi gli avete dato scrivendolo in fattura e l’hacker lo ha cambiato, i soldi dei vostri corrispettivi, il cliente, non ve li darà una seconda volta.
La frode informatica sul bonifico bancario attraverso l’IBAN indicato in fattura elettronica.
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